L’azienda Beni di Busonengo si trova in mezzo a due importanti fiumi della zona vercellese: il Cervo e l’Elvo, questo fa sì che molti uccelli migratori, attratti dall’acqua trovino in questi luoghi un’importante luogo di sosta. Nel 2014 abbiamo deciso di fare censire l’avifauna presente a Busonengo dall’ ornitologo Lucio Bordignon, autore di numerose pubblicazioni.

Il censimento è finito e per ora sono state catalogate più di 100 specie di uccelli. E’ stata una bellissima sorpresa per tutti noi che avevamo creduto in questo progetto.

 

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La pavoncella è uno degli uccelli più comuni a Busonengo, nidifica con successo negli argini. Ne sono stati contati più di 80 esemplari. é un uccello di medie dimensioni, ma difende i suoi piccoli dai predatori con un’aggressività e con un orgoglio che è uno spettacolo vederle lanciarsi contro la poiana o il falchetto.

 

 

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Il tarabuso era un tempo diffuso nei canneti e negli stagni, ora con la loro distruzione è divenuto rarefatto: è l’emblema della depauperazione in risaia causata dalla semplificazione dell’habitat e della distruzione dei piccoli ambienti di contorn. A Busonengo abbiamo una coppia di esemplari che vivono nel nostro canneto da diversi anni e nidifica con successo. Il Tarabuso mi fa ridere perchè mi fa pensare ad un pinguino. Se ne sta impalato come se volesse non farsi notare e poi quando apre il becco, invece di emettere un suono uccellesco, muggisce!

 

 

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L’airone rosso è una specie molto rara: a Busonengo abbiamo una coppia che nidifica nel nostro canneto. Si vede poco, prende il volo il mattino presto in cerca di cibo, è molto timido!

 

 

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L’airone guardabuoi:  è un airone oggi comune, ma un tempo non c’era: è arrivato dall’Africa nel secolo scorso con una migrazione naturale.

 

 

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Il mignattaio è molto raro in tutta l’europa centro-occidentale e in italia: è stato fotografato da Matteo l’anno scorso a Busonengo.

 

 

 

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La colombella nidifica a Busonengo con 2 coppie, è  molto rara come nidificante in tutta Italia e Europa, ma non è propriamente legata alla risaia, quando Lucio l’ha vista la prima volta, non capiva più niente, era eccitatissimo… e io non capivo il perchè…non è un comunissimo piccione?

 

 

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Il Cavaliere d’Italia  è un trampoliere presente un poco ovunque, ma di recente insediamento da 30 anni circa, prima non nidificava, qui c’è maschio e femmina. Questo uccello è molto rappresentativo della risaia!

 

 

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Il mestolone è un’anatra che si vede a Busonengo durante le migarzioni, con un becco molto evocativo!

 

 

 

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L’ alzavola e’ l’anatra europea più piccola, presente in autunno/inverno a Busonengo nelle risaie, nidifica nel centro-nord Europa , è molto carina!

 

 

 

Il perchè di un’indagine e censimento delle specie avifaunicole nella nostra azienda è dato dall’impressionante quantità di uccelli che vediamo passare sopra le nostre teste. E ci chiediamo se c’è un motivo particolare. A censimento avvenuto, sono state catalogate più di 100 specie, alcune delle quali in categoria A, ovvero specie protette. Molti ardeidi, gli uccelli detti di palude come gli aironi, ect. che hanno costituito una parte importantissma nella percezione delle nostre Pac, ovvero dei nostri contributi dall’Unione Europea, in quanto le risaie sono luogo di eccellenza di nidificazione di questi uccelli.

Ma l’aspetto più interessante di questa ricerca e di questo censimento è stato senz’altro constatare che più uccelli ci sono più ci sono prede e quindi la natura del suolo è ricca e non inquinata e poco contaminata dai prodotti chimici che inibiscono lo sviluppo della flora e fauna del suolo. E più fauna c’è, più il terreno è vivo e le caratteristiche del riso che vi cresce saranno peculiari.
Il mantenimento a Busonengo di aree di rispetto, come canneti, ripe boscate e una lunga fascia boschiva lungo il fiume ha prodotto un grande patrimonio ambientale che si ripercuote positivamente sulla protezione delle specie avicole.
Siamo dunque sulla giusta strada per fare un’agricoltura che produca non solo prodotto ma anche ambiente.

La Baraggia è una terra affascinante che si trova ai piedi del Monte Rosa; prende il suo nome da brughiera, ovvero landa ricoperta da brugo o erica, arbusto sempreverde. In tempi antichi, questo tipo di vegetazione la rese un luogo ideale per i pascoli invernali delle greggi transumanti dalle Alpi biellesi. Con i secoli e con una capillare quanto ingegnosa opera di canalizzazione, parte della baraggia è stata trasformata in risaia. Il riso è l’unica coltura che può sopravvivere a questo tipo di terreno e di habitat e qui assume delle caratteristiche morfologiche e qualitative uniche.

 

 

 

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